New York e la divesità


Oggi sono tornata in ufficio: anno nuovo, sede nuova, poca gente, ritmo tranquillo… un pò di inquitudine dentro.

Dopo le solite domande del tipo “stai bene?”-“festeggiato?”-“dove sei stato in vacanza?” un collega ha detto di essere stato a NY per 20 giorni.

WoW. 20 giorni nella Big Apple.

Sono stata a NY nella primavera del 2008 e quella città mi è entrata nel cuore. Ho chiesto in 20 giorni cosa avesse fatto, cosa avesse visto, e la risposta è stata… “sono stato all’Apple Store ed ho comperato un portatile”.
Allora è partita la domanda di riserva, ovvero… “che altro hai visto?” e la risposta numero due è stata…”mio fratello ha comperato 4 paia di Nike a 99USD cad”.

Se penso a New York penso (banalmente) alla città delle grandi opportunità, a Starbuks che ti salva la vita, agli ulivi sulla Trump Tower, a Central Station che ha il cielo stellato sulla volta della stazione e che permette ad ogni amenicano (e non) di poter partire alla volta di un qualsiasi Stato, a Manhattan dove tutti sono bellissmi ed ai sobborghi dove tutti sono obesi, ad una metropoli che è in riva all’oceano eppure non odora mai di mare, alle steak house che sul menù possono offire caffè espresso e sambuca con la mosca ma con il personale di sala che si stupisce se si beve sabuca nel caffè…

Nessuno dei due pensa sbagliato, semplicemente pensiamo diverso, come diversa è NY.